Castagnata 2018: portando avanti la tradizione di Don Bosco al CFP Rebaudengo

Rebaudengo, Torino. Autunno tempo di castagne e “castagnate”, il tradizionale appuntamento che si tramanda sin dai tempi di Don Bosco e impegna i ragazzi, i formatori e tutto il personale del Centro (nessuno escluso per davvero!) in una lieta giornata di attività condivise. Un modo per accogliere e coinvolgere le classi e al contempo per rafforzarne lo spirito aggregativo con la famiglia salesiana, sempre aperta ad un’ampia ospitalità, volta a costruire un mondo più fraterno. Caldarrostai per un giorno un gruppetto di allievi che, sotto le indicazioni dei formatori, hanno vissuto un’esperienza educativa un po’ faticosa, ma sicuramente singolare e molto gradita, portando a termine il loro compito con successo: ottime caldarroste, con tanto di bis e tris. Altri hanno allestito gli spazi del ristoro, organizzato gli stand e animato la Messa; ciascuno, insomma, si è messo a disposizione per la buona riuscita dell’evento: chi con la creatività, chi con la manovalanza, chi con l’entusiasmo… Tutti, però, ci ha messo la “gioia”, quella vera, che cresce man mano si vive una bella esperienza. E’ la gioia dello stare insieme e del condividere, collaborando, giocando, pregando. E non sono mancati neppure gli ex allievi, sopraggiunti a sciami fin dal mattino, per rivivere questa giornata e ritrovare i “vecchi prof”, che imparano ad apprezzare col passare degli anni. E tornano cresciuti, talvolta cambiati, ma con gli stessi occhi felici e ridenti di chi rivede la famiglia, una famiglia la cui porta di casa è sempre aperta.      

Eleonora Robuschi

L’educazione è “cosa del cuore”

Sono una formatrice di un Ente di Formazione  di Torino ed insegno Lingua Inglese ai ragazzi dell’obbligo di istruzione. Mi permetto, in punta di piedi e senza volermi arrogare il diritto di fare un’analisi sociale, che peraltro non fa parte delle mie competenze e tantomeno del mio percorso di studi, di esprimere un pensiero che ormai da parecchi anni vivo fortemente e cioé che il mondo dell’educazione é "cosa del cuore"! Don Bosco già l’aveva intuito nell’Ottocento e nonostante siano passati parecchi anni é così sorprendentemente attuale questo pensiero. Gli adolescenti che ogni giorno incontro e vivo nel mio lavoro sono spesso problematici, sofferenti, demotivati, ribelli ma questo è solo uno degli aspetti di ciò che si può intravedere nelle classi e tra i giovani che frequentano le scuole o gli enti. Lavoro con allievi che spesso hanno perso la consapevolezza di ciò che sono in grado di fare, sapere e soprattutto hanno smesso di sognare. Sono cinicamente realistici e non si fidano più del mondo degli adulti che tanto li giudica e studia ma poco li accompagna ed abbraccia! Lavorare con le persone e soprattutto con le persone in crescita é sempre una sfida ed i segni che rimangono in loro saranno visibili, forse, in futuro, nei loro gesti e scelte. In tutta onesta’ non é semplice comprendere  davanti ad un atteggiamento, spesso apparentemente svogliato ed a volte anche aggressivo, i loro messaggi di ricerca di fiducia, di voglia di essere semplicemente ciò che sono, di paura di non riuscire, di solitudine ma se provi ad ascoltare con attenzione lo senti nell’aria tutto questo, quando entri  in aula! Non ci sono segreti, sappiamo bene, come educatori, quali potenziali abbiano gli adolescenti e, a mio parere, è nostra responsabilità evidenziare i loro punti di forza ed amplificarli in modo che possano riconoscerli ed alimentarli da sè. Dobbiamo accompagnarli nel viaggio di scoperta! Troppo spesso sento frasi del tipo ” Sono un formatore o insegnante, non altro! Devo insegnare la mia Unita’ Formativa o Materia e se non me lo permettono non é un problema mio, peggio x loro!” . Allora mi chiedo, forse troppo ingenuamente, dove sta la nostra valenza educativa in tutto questo? Dove possiamo fare la differenza?  O meglio ancora, possiamo fare la differenza? Io credo di si, perchè la maggior parte degli allievi ,quando coglie il cuore nel nostro agire , ci segue, si racconta e raggiunge cime inaspettate! Non possiamo esimerci dal creare una relazione con gli  adolescenti  ancor prima di qualunque altra cosa. Costruire un dialogo in cui ci si parla e ci si ascolta, in cui ci si rispetta e si da fiducia prima ancora di chiederla. Questo é ciò che sento tutte le mattine quando varco la porta dell’aula e, con più o meno fatica, provo a metterlo in pratica! Davanti a me ho persone! E’ questo che mi motiva e mi sprona, siano essi dei liceali o studenti di una scuola professionale o di un centro di formazione! Simona Del Mastro